Per Speculum

This project explores the liminal nature, between reality and imitation, of the collections of the natural history museum “La Specola”.
The photographs intend to show the specimens in the museum for what they are, while simultaneously playing on the human tendency to ascribe vitality to inanimate objects. Even though we are fully aware that we are in front of a reproduction, we cannot help but perceive a hint of life behind the eyes of the exhibited creatures. This sensation is emphasized by the fact that some specimens have actually been alive or bear human features, as is the case for the zoological collection and the anatomical waxes respectively.
The reflections on the glass surfaces of the displays indirectly contextualize the photographed subjects in their environment, revealing lights, nearby displays or other specimen in the exhibition. At the same time these reflections split from reality, giving the image a surreal, ethereal quality.
Due to their very nature, these photographic reproductions are in dialogue with the “real” reproductions of the museum, revealing a common thread between photography, taxidermy and ceroplastics. These practices share the same purpose of representing, and presenting, reality through various – more or less obvious – forms of artifice, ultimately attempting to defy the effects of time. As through a mirror, these practices reflect both the world as it is and a distorted version of it.
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Questo progetto esplora la natura liminale, tra artificio e realtà, delle collezioni del Museo di Storia Naturale “La Specola”.
Gli scatti fotografici mirano a mostrare gli esemplari del museo come tali, facendo allo stesso tempo leva sull’innata tendenza umana ad ascrivere vitalità a oggetti inanimati. Pur essendo pienamente consci di trovarci di fronte ad una riproduzione, non possiamo fare a meno di scorgere dei barlumi di vita negli occhi delle creature esposte. Questa sensazione è accentuata dal fatto che alcuni esemplari siano stati effettivamente vivi o hanno sembianze umane, come nel caso, degli esemplari della collezione zoologica e dei modelli anatomici in cera.
I riflessi sui vetri delle teche contestualizzano in modo indiretto i soggetti nel loro ambiente, rivelando luci, teche adiacenti o altri esemplari esposti. Al contempo sono un elemento di estraniazione, che conferisce all’immagine un aspetto quasi surreale, etereo.
In qualità di riproduzione fotografica, queste immagini entrano in dialogo con le riproduzione “reali” del museo, tessendo così un filo rosso tra fotografia, tassidermia e ceroplastica. Queste pratiche sono accumunate dallo scopo di rappresentare, e presentare, la realtà attraverso forme più o meno palesi di artificio, tentando in ultima istanza di contrastare gli effetti del tempo. Come attraverso uno specchio, esse riflettono un mondo uguale e insieme diverso da com’è realmente.
the liminal nature, between reality and imitation, of the collections of the natural history museum “La Specola”.
The photographs intend to show the specimens in the museum for what they are, while simultaneously playing on the human tendency to ascribe vitality to inanimate objects. Even though we are fully aware that we are in front of a reproduction, we cannot help but perceive a hint of life behind the eyes of the exhibited creatures. This sensation is emphasized by the fact that some specimens have actually been alive or bear human features, as is the case for the zoological collection and the anatomical waxes respectively.
The reflections on the glass surfaces of the displays indirectly contextualize the photographed subjects in their environment, revealing lights, nearby displays or other specimen in the exhibition. At the same time these reflections split from reality, giving the image a surreal, ethereal quality.
Due to their very nature, these photographic reproductions are in dialogue with the “real” reproductions of the museum, revealing a common thread between photography, taxidermy and ceroplastics. These practices share the same purpose of representing, and presenting, reality through various – more or less obvious – forms of artifice, ultimately attempting to defy the effects of time. As through a mirror, these practices reflect both the world as it is and a distorted version of it.
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Per Speculum esplora la natura liminale, tra artificio e realtà, delle collezioni del Museo di Storia Naturale “La Specola”.
Gli scatti fotografici mirano a mostrare gli esemplari del museo come tali, facendo allo stesso tempo leva sull’innata tendenza umana ad ascrivere vitalità a oggetti inanimati. Pur essendo pienamente consci di trovarci di fronte ad una riproduzione, non possiamo fare a meno di scorgere dei barlumi di vita negli occhi delle creature esposte. Questa sensazione è accentuata dal fatto che alcuni esemplari siano stati effettivamente vivi o hanno sembianze umane, come nel caso, degli esemplari della collezione zoologica e dei modelli anatomici in cera.
I riflessi sui vetri delle teche contestualizzano in modo indiretto i soggetti nel loro ambiente, rivelando luci, teche adiacenti o altri esemplari esposti. Al contempo sono un elemento di estraniazione, che conferisce all’immagine un aspetto quasi surreale, etereo.
In qualità di riproduzione fotografica, queste immagini entrano in dialogo con le riproduzione “reali” del museo, tessendo così un filo rosso tra fotografia, tassidermia e ceroplastica. Queste pratiche sono accumunate dallo scopo di rappresentare, e presentare, la realtà attraverso forme più o meno palesi di artificio, tentando in ultima istanza di contrastare gli effetti del tempo. Come attraverso uno specchio, esse riflettono un mondo uguale e insieme diverso da com’è realmente.