Spectra 

We usually take pictures to remind us of specific moments, often associated to people and places, but what happens when the pictures loose every connection to us?
The images in this project are made up of layered negatives originally found at a flea market. Just like any other viewer, I have no connection to the people depicted, nevertheless these people were once living and breathing, their existence meant something to others. Now all of this is lost and only conjectures can be made based on elusive clues.
The intrinsic sadness of the orphaned pictures inspired me to work on these traces of past and (now) anonymous lives, as a reflection on our photographic practices and the affective value of photography. By arbitrarily layering the negatives, a new composition, in which the people and places appear evanescent and indistinct – almost like spirits – is created. The once clear traces of existence are now mere apparitions. The layering also contributes to making the images harder to read, echoing the missing information related to their coming into being. I have chosen to present the negative as well as the positive image as a reminder of the origin of the pictures and to illustrate their ambivalent presence in the world.
Through this project the idea of photography as evidence of existence and vessel of memory is paradoxically both denied and reaffirmed.
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In genere scattiamo fotografie per ricordare momenti particolari, spesso associati a persone e luoghi, ma cosa succede se queste fotografie perdono ogni collegamento con chi le ha scattate?
Le immagini di questo progetto sono composte da strati di negativi trovati. Così come per chiunque altro, le persone rappresentate nelle fotografie mi sono estranee, tuttavia un tempo esse erano vive, stavano a cuore a qualcuno. Ora tutto ciò è andato perduto e si possono solo avanzare congetture basate su vaghi indizi.
La malinconia intrinseca di queste fotografie orfane, mi ha portato a voler lavorare su queste tracce di vite passate e (ora) anonime, come riflessione sulle nostre pratiche fotografiche e sul valore affettivo della fotografia.
Nel porre un negativo sull’altro in modo arbitrario viene alla luce una nuova composizione in cui le persone e i luoghi appaiono indistinti e evanescenti, come spiriti. Quelle che un tempo erano chiare tracce d’esistenza, diventano ora sfuggenti apparizioni. Questa sovrapposizione contribuisce anche a rendere più difficile distinguere dettagli nell’immagine, riecheggiando così la mancanza di informazioni riguardo alla loro venuta in essere. Ho scelto di presentare sia l’immagine negativa che quella positiva per indicare all’origine dei queste fotografie e per illustrarne la presenza ambivalente nel mondo.
Attraverso questo progetto l’idea che la fotografia sia una testimonianza d’esistenza e portatrice di memoria è paradossalmente negata e riaffermata allo stesso tempo.